Poesie D’amore

 Poesie D’amore

Maria insegna letteratura da quindici anni in un Istituto Tecnico; a 45 anni ha fatto una carriera brillante; è molto apprezzata da colleghi e dirigenti perché piena di iniziativa, energica, decisa e capace di affrontare e risolvere situazioni anche delicate nella maniera migliore e più rapida; ma è venerata dagli studenti per la capacità di trasmettere emozioni parlando di poesia; è sposata da 22 anni con Lello, un piccolo imprenditore con la smania del giovanilismo; incostante e donnaiolo, è arido e prepotente.
Hanno due figli nati presto e in rapida successione; Salvatore, che ha 21 anni, è al terzo anno di Economia; vuole rilevare l’attività del padre, ereditata da suo nonno materno migliorandone il rendimento con l’ammodernamento ed adeguando le strutture ad una funzionalità più moderna; col padre ha un rapporto conflittuale perché il gap culturale induce il genitore ad atteggiamenti di chiara prevaricazione ai quali risponde con bonaria sopportazione, ereditata caratterialmente da sua madre.
Rosanna ha 19 anni, è al secondo anno di Lettere e vede in sua madre un modello utile di riferimento; è tignosa ed autoritaria come suo padre, al quale si ribella apertamente spesso con scontri violenti; adora sua madre ma non riesce a perdonarle la supina accettazione di un marito ottuso e arrogante; si scontra spesso con suo padre, ma non le manda a dire a sua madre, specialmente quando emergono evidenti le mascalzonate 
di Lello.
Poesie D’amore

Le dice spesso che, se si trovasse nelle sue condizioni, anche volendo salvaguardare il matrimonio e la famiglia, renderebbe pan per focaccia; sa che Maria è molto bella, tonica, ammirata, amata e per certo corteggiata anche da giovani conoscenti, specialmente nell’ambiente della scuola, che non esiterebbero a fare follie per lei; molto spesso le fa osservare che un cornetto al momento giusto non inciderebbe né sul matrimonio né sulla famiglia; e che la troverebbe molto solidale.
Maria sta spignattando perché è appena tornata da scuola ed oggi i ragazzi sono tornati dalla vicina città universitaria per i cambi settimanali; Rosanna è alla finestra e comincia ad inveire contro qualcuno nella piazza sottostante; le chiede che succede.
“Quella troia è una grande svergognata; fin sotto le tue finestre si mette a pomiciare con quel lurido porco!”
Si accosta alla figlia, getta uno sguardo e vede suo marito, in piedi accanto ad un’utilitaria con una giovane assai carina che sembrano scambiarsi affettuosità, ma senza nessuna mossa esagerata o volgare; commenta alla figlia che la sua rabbia le fa deformare le cose; suo marito si è preso un passaggio da un’impiegata che è di strada; tante volte danno un passaggio anche a lei, colleghi e persino alunni grandi muniti di automobile che fanno il suo stesso percorso.
“Mamma, una di noi due scende dalla montagna e non capisce o, peggio, non vuole capire; io apro la camicetta così quando voglio suggerire ad un maschio che ci sto; assumo quella posizione di offerta quando me ne frego del mondo e cerco di affascinare … vedi? Si stanno baciando .. e non sulla guancia. Quella troia è l’ultima amante di tuo marito.”
“Io temo che tu esageri; se anche fosse come credi, cosa dovrei fare?”
“Per esempio, farti accompagnare anche tu da un bel figo e affascinarlo!”
“Credi che appartenga al mio vissuto, al mio comportamento normale, alla mia etica?”
“No, perdonami se ti ho offeso, involontariamente; ma giuro che se hai una passione segreta e la soffochi per spirito di sacrificio, ti picchio sul serio!”
E’ arrivato Salvatore che va ad abbracciare la madre e da un bacetto alla sorella.
“Ti prego, non dire niente … ho visto … ma se quello è un pezzo di m… che puoi farci?”
“Io i pezzi di m… li butto nel cesso e tiro lo sciacquone!”
“Meglio se ti calmi e ci fai mangiare in pace. Mamma, io starò fuori tutto il pomeriggio; sono impegnato con gli amici.”
“Va bene; io ho un pomeriggio pieno perché viene un collega e dobbiamo preparare un programma di letture poetiche nella festa della scuola.”
“Anche a casa ti porti il lavoro, come al solito! E i colleghi, anziché concupirli, li tratti da schiavista … “
“Rosy, sei incorreggibile; tra l’altro, Alberto è un gran bel tocco di figo, dieci anni meno di me e decisamente affascinante.”
“Per caso è quello per il quale ti dovrò picchiare?”
Maria è sorpresa e si ferma interdetta, ma sua figlia nota un rossore improvviso.
“Mamma, ma tra colleghi non vi chiamate per cognome?”
“Si, certo; perché?”
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“Perché Alberto sarebbe uno strano cognome; se almeno fosse stato il professor Alberto o il collega Alberto; ma per te è solo Alberto e sei arrossita … senti, se è come spero, te lo butto io addosso; voglio vederti gioire almeno come quando hai detto il suo nome e ti scioglievi … “
“Rosy, lascia le tue fantasie da romanzo rosa, perché sta entrando tuo padre … “
Pranzano in un silenzio glaciale; subito dopo, Salvatore bacia la madre su una guancia e va via; Lello accampa un impegno improbabile, il sabato pomeriggio, ed esce; Rosy si piazza di vedetta; intuisce che è arrivato l’ospite atteso quando lo vede scendere da un’utilitaria che ha parcheggiato in piazza; frequenta spesso la scuola di sua madre, ma questo non l’ha mai visto; è proprio bello, ben messo, atletico, faccia larga e sorridente, corpo agile e saldo.
“Mamma, non lo conosco questo tuo collega?”
“No, è un precario e forse resta solo fino a fine anno.”
“Sta per arrivare; è davvero molto bello; te ne sei innamorata?”
“Rosy, ti prego; non girare il coltello in questa ferita!”
“Mamma, alla fine dell’anno mancano pochi mesi; tu hai bisogno di una vacanza del cuore; non mi dire che la poesia non vi travolge; ricordi ‘galeotto fu i libro e chi lo scrisse’? Lasciati andare almeno una volta; sei libera tutto il pomeriggio; non ti sto consigliando l’adulterio, ma un pizzico d’amore tra due appassionati della poesia, quello almeno sì.”
“Vuoi capire che ci sono andata troppe volte vicino ed ho paura di lasciarmi andare?”
“Lo voglio capire; ma non lo posso accettare; segui il cuore, una volta; ti farà bene alle coronarie.”
“Ho 45 anni, ti rendo conto? E lui ne ha 35.”
“Quello più vecchio l’hai già sposato; adesso te ne spetta uno giovane infuocato, almeno platonicamente.”
Hanno bussato e Rosanna si precipita ad aprire.
“Buongiorno io sono ,,,, “
“ … Tu sei Alberto e io sono Rosanna … “
“Ah, il grande amore di Maria … “
“Che è il tuo amore segreto, non è così?”
“Diretta al cuore del problema? Bene; sì, è il mio amore inconfessabile!”
“Adesso vi lascio e tu ti confessi e la costringi ad uscire dalle ambiguità!”
“Ciao, Alberto; ti ha già messo all’angolo?”
“No, mi ha spalancato un’autostrada!”
“Mi spieghi che ti prende, diavoletto tentatore?”
“Maria, non mi va di chiamarti altrimenti, tra Leopardi che ascolta soffrendo in silenzio la voce di Silvia; e Foscolo che deve farsi ospitare in Inghilterra da una figlia illegittima, scusami ma trovo più intenso e completo Ugo il rosso, con tutti i suoi difetti.”
“Scusa l’intrusione; perché?”
“Tu spieghi anche il padre Dante, immagino; Virgilio gli chiarisce che le cose quanto più sono perfette tanto più soffrono il bene e il male; l’amore espresso anche come comunicazione fisica è più nobile e gratificante di quello platonico e astratto.”
“Ottima osservazione dialettica; calzante, oltretutto; il sesso bruto è animalesco, quello fatto con amore è nobile; complimenti! Sarai un’ottima insegnante.”
“Ho un modello enorme davanti a me e l’obiettivo è superarlo.”
“Guarda che anche Alberto è un ottimo insegnante; non ti dico poi se si mette a recitare poesie.”
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“Se lo dice la professoressa Maria devo solo crederle; spero solo che il pomeriggio che avete davanti serva a dare corpo alle idee platoniche; insomma, fate l’amore, per favore; se qualcuno mi cercasse, sono al bar ‘Paradiso’”
“Frequenti quel bar?”
“Sì; perché ti meravigli?”
“No, pensavo al caso; io abito in un mini proprio sopra al bar.”
“Meraviglioso; oggi sei impegnato a fare il tuo dovere di cicisbeo; domani mattina ci vediamo al ‘Paradiso’ e mi offri l’aperitivo.”
“Non potrò corteggiarti, però … “
“No, tu devi amare Maria, con tutto te stesso; pensa anche a me, mentre lo farai.”
“La smetti di essere tentatrice!”
“Io ci provo; sta a te decidere la tua vita e la tua felicità, anche di pochi mesi … “
Se ne va correndo e li lascia davanti a un tavolo, in mezzo alla sala, incerti su che fare; lei lo guida allo studio e si siedono sul grande divano che lo arreda; Alberto la abbraccia e la bacia; Maria rimane per un attimo interdetta; poi si lascia andare e ricambia la passione che lui le trasmette; in un attimo si scatena un gioco di lingue che lascia esplodere il desiderio represso per mesi nelle convenzioni ipocrite; le mani corrono ad esplorarsi.
Lei è ancora divisa tra una coscienza morale che la fa sentire sporca, peccatrice, adultera; e le emozioni violente che le salgono dal ventre, dal cuore, dal cervello e le dicono di amare e lasciarsi amare; nonostante i dubbi, le paure, le ansie, non smette di accarezzare quel corpo, di sentire il sapore di quella bocca che le suscita sensazioni che non ricordava più; gli toglie la giacca e la lascia cadere sul divano, gli sfila la camicia e passa le mani avide sulla schiena, sul petto, sul viso.
“Alberto, che stiamo facendo? E’ una follia!”
“Ti amo!”
“Ti rendi conto che sono sposata, che ho due figli grandi, che ho tanti anni più di te … ?”
“Ti amo!”
“Lo so, lo sento, l’ho capito … anche io ti desidero … non sai quanto! La matta ha ragione, il cuore mi porta da te; ma non posso tradire tutto, anche me stessa.”
“Se è vero che mi desideri, tradisci te stessa quando cerchi di fermarti.”
“Maledetto, che sarà domani?”
“Lascia che arrivi; ti amo.”
Sembra arrendersi a se stessa; accosta il ventre e cerca con l’inguine il sesso che sente duro attraverso i vestiti; adesso la passione la travolge ed ha solo voglia di sentirlo, di impossessarsene; lo bacia fino a fargli dolere le labbra; sente con dolcezza le mani di lui che percorrono la schiena fino ai glutei, li afferrano e li stringono come a prenderne possesso; si spaventa di se stessa mentre le sue mani percorrono il petto e stringono i capezzoli; inorridisce quando si accorge che il sesso è sotto la sua mano.
Ma la passione è ormai dominante; gli sbottona la camicia e passa la bocca su tutta la pelle dalla gola, sul petto finché afferra un capezzolo e lo mordicchia; sente quasi di volerlo divorare e assorbire in se; si abbandona al suo tocco quando le apre l’abitino da casa e porta a nudo il seno matronale, ancora ben sodo e superbo, anche senza reggiseno; sente le labbra succhiare i capezzoli e si perde nel languore della libidine, mentre la vulva si apre a far scorrere umori di orgasmo.
Ha bisogno di offrirsi completamente; vuole dare e ricevere amore; gli toglie la camicia, sbottona il pantalone e afferra il sesso, finalmente, a pelle nuda; lui continua a baciarla con furore, allunga una mano a sollevare il vestito e la porta sul pube, si infila nello slip e penetra in vagina; Maria si sente andare in paradiso e manipola il sesso in mano con tutto il trasporto del mondo; comincia a masturbarlo e vuole adesso che quel bastone di carne la penetri.
Si libera del vestito e dello slip, si stende sul divano e lo invita e prenderla; saltano ogni preliminare, perché la voglia è tanta ed hanno paura di non avere tempo; quando lui stende il corpo sul suo, è lei a guidarlo alla penetrazione; ha un sesso notevole, Alberto, e lei ha conosciuto solo quello di Lello che non raggiunge quelle dimensioni, percepisce ogni millimetro dell’asta che viole il canale vaginale; si accorge di manovrare i muscoli per carezzarlo, stringerlo, possederlo.
Quando è profondamente in lei lo cattura per le natiche e se lo tiene addosso; non vuole che si muova, per adesso; preferisce sentirlo dentro e godere mentalmente; si sente compenetrata, fusa in un solo palpito di sesso e di amore; gli ripete come un mantra ‘ti voglio’ e lui non la cavalca con durezza, fa muovere l’asta lentamente e per pochi centimetri, poi torna a riempirla; lei accarezza il corpo; vorrebbe conoscerlo tutto, leccarlo, carezzarlo, farlo entrare tutto in lei.
L’orgasmo esplode per entrambi contemporaneamente, con una forza che lei non immaginava potesse esserci; alla sua età, ha fatto molto sesso; ma questo non è sesso; come il grillo parlante ha ricordato, è unità complessa di amore e sesso, di spirito e corpo; e il suo reagisce meravigliosamente, si sente quasi completata dall’altra parte che entra in lei e che le sta addosso; l’orgasmo è come un movimento di liberazione definitiva; sente che ha realizzato se stessa.
Poi la prendono le paure della trasgressione, della colpa, delle possibili conseguenze; passa a lui dei tovagliolini e si precipita in bagno quasi a liberarsi di quella che ancora sente come una colpa; quando torna, si riveste con molto pudore; è la film pornografici con animali prima volta che si offre nuda a un uomo che non sia Lello; ma spudoratamente ammira il corpo di lui che si reca in bagno e torna lasciando penzolare il membro barzotto; quello è il sesso che ha amato e che teme di desiderare ancora.
Riescono a ricomporsi e, nonostante i baci appassionati che di tanto in tanto si fermano a scambiarsi, riescono persino a concludere il lavoro scolastico che avevano in progetto; quando Rosanna torna, li trova chini sui testi da scegliere; un’occhiata le basta a capire che le cose sono andate meravigliosamente; va a baciare sua madre e scherzosamente la annusa per indicare che ha un diverso odore perché ha fatto l’amore.
“Non stare a prendere in giro; ho saltato il fosso; ma tanto lo sapevi che l’avrei fatto; adesso devo decidere se correre per i campi o tornare nella nicchia.”
“Questo lavoro potete farlo anche a casa tua, Alberto?”
“Non ho un appartamento così grande né uno studio così attrezzato; ma, con un poco di buona volontà, si può lavorare,”
“Allora, Maria, domattina tu porti il tuo faldone al ‘Paradiso’, prendiamo l’aperitivo e poi andate a lavorare; lì deciderai se correre sui prati o tornare nella nicchia; se so leggere le facce, siete stati troppo bene per esservi esauriti in un tempo così breve; se non ce la farai, vorrà dire che sei una causa persa in partenza; e rinuncerò.”
“Maria, io avrei necessità di andare … “
“Certo, Alberto, vai pure, non farti scrupoli.”
“Hai qualche impegno?”
“Si; ho promesso ad un gruppo di studenti di fare un po’ di letture poetiche … al bar ‘Paradiso’, sottocasa; si sono organizzati per fare lettura con accompagnamento strumentale; ho promesso che avrei letto qualche poesia … “
“Scusa, ma non è il progetto al quale stiamo lavorando?”
“Si, ma non interferisce e non copia; qui sono i ragazzi che scelgono i brani e suonano il sottofondo; una cosa un tantino diversa; il proprietario del locale ce lo consente e hanno fatto in molti la richiesta … “
“Studenti delle tue classi?”
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“No … per la verità … ci sarebbe anche un gruppo dei tuoi …. “
“Canaglia! E tu organizzi una cosa che mi sta tanto a cuore e neppure me ne avvisi?”
“Scusami, Maria; ma non è una sede istituzionale e credevo che tu non accettassi … “
“Ti proibisco di credere! Rosy, tu conosci il posto?”
“Ci vivo, quando sono qui!”
“Ecco; ora io mi metto uno straccetto meno casalingo e andiamo a sentire il professore Antolini che recita con l’accompagnamento musicale; ma guarda questo; si mette a leggere poesie e mi lascia a casa … “
“Ti avevo sentito dire che la sera preferisci non uscire; pensavo di disturbarti … “
“Disturbi tua nonna! Che cosa hai scelto?”
“Hanno preso testi di canzoni che si prestano, alcune già pubblicate in testi scolastici; brani di Celentano, di De Andrè, di Vasco Rossi; l’obiettivo è dimostrare che la poesia è nata con accompagnamento musicale e che alcuni autori, come Dylan che ha avuto il Nobel, sono poeti, in realtà … “
“Maria, vestiti e andiamo; non puoi mancare se c’è la poesia, se c’è un lettore così delicato e se ci sono i tuoi studenti. Sbrigati a vestirti; tu avviati, professore Antolini, e lascia riservato il posto d’onore alla professoressa Bertocchi.”
“ … e alla sua irrefrenabile meravigliosa figlia?”
“Chiaro! Vedo che sai essere intuitivo, professore.”
Impiegano pochi minuti a raggiungere il bar; l’arrivo di Maria è salutato con affetto dagli studenti, che la invitano immediatamente a partecipare alla lettura; lei si schernisce perché non conosce il programma; Alberto rivela che la selezione è di brani che conosce a menadito; si arrende e comincia una serata che nemmeno avrebbe mai immaginato; Rosanna prende da parte Alberto e gli indica un brano; lui esita un poco, poi accetta ma sembra non voler garantire.
L’evento supera ogni aspettativa; gli studenti si rivelano bravissimi nel recitare brani che sono abituati a cantare; una pianola ed una chitarra stendono un appropriato tappeto di note; quando hanno esaurito il piano previsto, Alberto invita Maria a leggere a due voci una poesia di Prevert, ‘Quest’amore’; è l’indicazione voluta da Rosanna e diventa un dialogo tra due innamorati veri, solopornoitaliane accolto con ovazione dai ragazzi.
Il proprietario chiede ad Alberto se possono rendere settimanale l’incontro; lui obietta che il suo soggiorno forse si conclude ad agosto ed indica Maria come possibile interlocutrice; lei non promette ma assicura che ci penserà molto, specialmente se, con le novità che si profilano, il soggiorno del professor Antolini dovesse prorogarsi oltre il limite; lui la guarda stranito, ma lei non aggiunge altro, prende per un braccio la figlia e si avviano; Rosy saluta Alberto e, strizzandogli l’occhio, gli fa.
“Prof, non dimenticare; domani alle undici per l’aperitivo e per il vostro lavoro!”
Montano in macchina; ma lungo strada Maria deve fermarsi; l’emozione e le lacrime le impediscono di guidare; abbraccia la figlia; le da della strega e riparte, per preparare ‘il trogolo al maiale’, come Rosy sgarbatamente commenta.
Alle dieci e mezza della domenica, madre e figlia sono già in tiro per uscire; Maria ha la borsa ‘professorale’ con i fogli di lavoro, ma è più bella del solito perché raggiante; Rosy è determinata e indisponente come al solito, ma sembra un uccellino che svolazza intorno alla sua mamma; a Salvatore spiegano che vanno a prendere un aperitivo; lui ha già altri impegni; Lello si è inventato un incontro di lavoro assai poco credibile; parcheggiata l’auto, Rosy va al portone di Alberto, bussa e lascia parlare lei.
“Sì; chi è?”
“Sono Maria … “
“Scendo subito … “
“No, salgo io; a che piano?”
“Al secondo; ti aspetto.”
“Mamma, mi faccio un giro; tra un paio d’ore vieni giù e ti aspetto al bar.”
“Sei folle, figlia mia … “
“Sono in bellissima e ottima compagnia; divertiti e lascia i dubbi qui, sul portone!”
E’ decisamente emozionata, Maria, mentre sale le due rampe di scale; ed è soprattutto la scelta di come comportarsi, a film pornografici con animali tenerla sospesa; ormai il limite è stato passato; se colpa ci può essere, è irreversibile; ma la domanda è quanto quest’uomo la intrighi, quanto possa pesare sulla sua vita familiare, quali valanghe potrebbe scatenare e quali rischi corra lasciandosi andare; sa bene che sono interrogativi superflui ed inutili; ma, mentre percorre i pochi scalini, tiene impegnata la testa.
Quando lo trova sul’uscio, bello e scamiciato, le ubbie vanno a farsi fottere; adesso c’è lì un corpo che ha sentito suo, un uomo che sembra leggerle dentro, capace di dire e di fare quello che lei vorrebbe sentire e ricevere; di colpo, si chiede fino a che punto è disposta a lasciarsi coinvolgere; fino alla fine, si ripete mentre varca la soglia; quando lui la accoglie in un abbraccio caldo e appassionato, i problemi sono andati via coi sensi di colpa e le ubbie; sa che gli si darà tutta perché è giusto che sia così.
La stanza è piccola, spartanamente arredata; appoggia le sue cartelle sul tavolo che serve a tutto, si gira ed è lei ad aggredirlo col bacio più sensuale che abbia mai dato; le pare persino strano che vengano fuori, dal profondo, emozioni e gesti che non aveva mai pensato; eppure tutto il suo essere, cuore, testa e corpo si concentrano in quei gesti, in quella passione; lo segue alla camera, che ha intravisto al di là di una porta.
Il letto a una piazza e mezza è l’unico mobile, se si escludono scaffali zeppi di libri; un arazzo, forse di batik, copre la parete alla testa del letto, in realtà solo una rete con materasso e cuscini; si lascia cadere seduta sul bordo verso la porta e lo tira a se per i fianchi fino a poggiare il viso sulla patta gonfia da impressionare; lui le passa le mani dolcemente sui capelli, sul viso e scende verso il seno che occhieggia dalla scollatura del vestito.
I dubbi di Maria non sono ancora del tutto diradati e la sua condizione è ancora quella della donna incerta se andare fino in fondo; si ricorda poi che già ha fatto l’amore, con quell’uomo, e che vale la pena ormai di gettare il cuore oltre l’ostacolo; accosta la bocca alla patta e bacia il fallo che ha amato, da sopra il vestito; slaccia il bottone, tira giù la cerniera e abbassa decisa i due indumenti insieme; il mostro di carne le appare in piena evidenza, duro, ritto, meraviglioso.
Si affollano alla mente le memorie di decine di copule, specialmente negli ultimi mesi, sofferte pazientemente e realizzate da suo marito con particolare violenza; le viene in mente il fallo spinto in gola fino a conati di vomito e principi di soffocamento; quest’asta, però, sembra attirarla magneticamente; la lingua scatta spontaneamente verso il meato dove una goccia di precum chiede quasi di essere succhiata; spinge la testa in avanti, lentamente, solopornoitaliane stringendo le labbra.
La conseguenza è quasi una violazione di verginità; il sesso scivola sulla lingua che lo lambisce e lo spinge contro il palato; la fellazione di Alberto è una carezza per la sua bocca; chiude gli occhi e lo porta sempre più in fondo; lui la ferma, quando sente che sta forzando la gola, le prende la mano e la porta a stringere l’asta fuori dalla bocca, perché la blocchi quando entra eccessivamente; Maria capisce e gode infinitamente a giocare col sesso in bocca.
Comincia a muovere la testa per copulare, succhia la cappella e masturba l’asta fuori dalle labbra; lui la lascia fare e si limita e lamentarsi per il piacere infinito che riceve; non vuole, non può e non deve scaricarle in bocca il suo orgasmo; vuole possederla, tutta; vuole che goda e si prenda piacere ed amore, insieme; si sfila cautamente ma decisamente, la fa alzare e la spoglia; si lascia togliere i vestiti con la delicatezza di cui lui è capace; gli si offre nuda.
La spinge di nuovo sul letto e la sdraia; si abbassa tra le cosce e dilata le ginocchia; affonda nella vulva e lecca delicatamente le grandi labbra; scivola su quelle piccole e le costringe ad aprirsi solleticandole con la punta della lingua; afferra fra le labbra il clitoride, succhia e lei urla un orgasmo soffocato con la mano che morde leggermente; prende a mordicchiare e lei emette gemiti lunghi e intensi, segno di un piacere che la inonda e di cui non aveva memoria.
Il salto è fatto; adesso Maria vuole quel fallo nel suo corpo; lo sposta e si sistema in mezzo al letto, a braccia aperte; ritira i piedi e solleva le ginocchia divaricate; è tutta aperta, scosciata e vogliosa; lui si adagia delicatamente sul suo corpo, accosta la mazza alla vulva, appoggia la cappella alla vagina e spinge un poco; Maria gli gira le gambe dietro la schiena e si proietta contro il suo ventre; il bastone entra di prepotenza fino all’utero; ha un grido di dolore che si trasforma in libidine pura.
Sente che, dopo anni di vita matrimoniale, questa è la copula sempre sognata, la fusione tra i due sessi nel piacere; stringe le natiche e le guida nella monta; vuole sentirlo forte e prepotente, anche e forse perché lui è delicato e dolce; vuole assaggiare l’asta anche dove non è stata mai violata; vorrebbe tornare vergine per lui; sente la sua voce che sussurra ‘ti amo’ come un mantra e come un’eco la voce di lui rimbalza con la stessa frase.
“Fammi godere e vieni dentro di me, ti prego.”
Non aveva mai detto una frase del genere; adesso le è sgorgata dal cuore, spontaneamente; adesso è veramente innamorata non solo di quella sensibilità, di quella intelligenza, ma anche di quel corpo, di quel sesso, di quell’amplesso; lui cerca di non essere violento con una donna che sente fragile e innamorata; ma la vuole tutta e spinge la mazza fino in fondo, fin quasi a farle male ed ha voglia di godere; quando avverte l’orgasmo, l’avvisa; lei gli chiede di riempirla; vengono insieme.
Si abbandonano supini sul letto, ma non smettono di accarezzarsi; si girano su un fianco e si baciano su tutto il corpo.
“Stai bene?”
“Sì; mi sento come dopo il primo rapporto di una vergine … “
“Ma noi ci siamo incontrati da vergini; è la nostra prima volta in un letto … “
“Questa è pura invenzione letteraria; invece adesso desidero proprio che tu ti prenda la mia verginità, non quella della vagina di una madre, ma quella negata sempre … “
“Maria, stai dicendo che non hai mai praticato il coito anale e vorresti che fossi io a stuprarti?”
“Conosci altri significati di quello che ho detto?”
“Hai deciso di farmi impazzire? Non è una pratica particolare, ma nel contesto del nostro rapporto assume altri significati … “
“Hai bisogno del coro di vestali che assistano al sacrificio?”
“No; ho la certezza che non sono solo io ad amarti; ma io ti voglio anche e soprattutto bene, voglio che tu stia bene e voglio fare quello che sia bene per te; sei certa di volere questo?”
“Ragazzo, ti comporti proprio male con una signora che ti offre una verginità difesa per anni! Tu mi fai stare bene; mi farai stare meglio quando sarò certa che ho dato all’uomo che amo l’unico privilegio di cui dispongo; hai del gel?”
E’ diventata di colpo decisa, determinata, volitiva, sicura di se, Maria, e vuole scegliere; Alberto è il sogno, adesso; fuori di quella stanza affronteranno il mondo; tra quelle pareti, sono tutto l’uno per l’altro; e lei lo vuole in maniera indelebile; lui prende da un cassetto un tubetto e le chiede di prepararsi all’evento; la porta sul bordo basso del letto, finché il sedere sporge dal materasso, e le solleva in alto le gambe; spreme del gel sulle dita e la penetra così, guardandola negli occhi.
“Temevo di dovermi piegare carponi e di dover guardare il lenzuolo, mentre mi prendevi … “
“Errore; ti prenderò, anzi sarai tu a prendermi dentro di te, mentre mi guardi negli occhi e mi parli; ti darò amore col sesso, ma anche con lo sguardo e con le parole … “
“Voglio sentire il tuo sesso che mi viola il ventre; voglio che sappia che è amore quello che mi prendo e che ti do … “
“Se dovessi sentire dolore, fermami; voglio il tuo bene, non la tua sofferenza.”
Ha appoggiato la cappella e la differenza tra lo spessore del sesso e il diametro dell’ano è preoccupante; ma lei lo vuole, il gel è leggermene anestetizzante e lui quasi non crede a se stesso mentre spinge; entra una prima parte; alla spinta sullo sfintere, lei lo ferma con gli occhi e con una mano, poi si rilassa e gli fa segno di andare avanti; un ultimo colpo ed è dentro; allunga una mano a carezzarla sul viso, lei la bacia e lo incita a copulare.
Non c’è bisogno di una lunga cavalcata; sono tanto eccitati che in breve lui le scarica nel ventre uno tsunami di sperma; lei lo guarda con occhi di cane bagnato, è languida, quasi in estasi; geme e lancia un piccolo urlo quando sente il corpo invaso dal seme di lui.
“Non ricordo quasi la deflorazione; ma questo momento mi resterà inciso nella memoria; ti guardo e ti amo, ti sento e non voglio più fare a meno di te.”
“Non dovrai fare a meno di niente; non so come, non so perché, non so quando ma starò vicino a te comunque possa essere. Adesso però devo uscire e temo che sarà più doloroso dell’entrata; stai attenta e respira forte quando esco … “
”Non è stato poi così vero; ti ho sentito uscire e sento il mio corpo privato di te; ma non è stato peggio di quando mi hai inondato e mi sono sentita piena. Purtroppo, temo che questo sia l’innesco di una valanga che potrebbe travolgerci … “
“Hai paura?”
“Se mi sarai vicino, no; se sparirai, ce la farò!”
“Sarò con te, ogni volta che me lo consentirai; spero per sempre.”
“Devo lavarmi e dobbiamo smettere; ho altri doveri, purtroppo! Tra l’altro, non abbiamo fatto niente del nostro lavoro … ”
“Ti sbagli; stanotte non dormivo; la serata mi ha messo agitazione; nella mia borsa c’è tutto; siamo bravi, noi!”
“Cerca di non prendere l’abitudine di sostituirti a me; potrei adontarmene! … dai sto scherzando; è chiaro che è milioni di volte più bello, più giusto, più intenso l’amore che abbiamo fatto. Forse è meglio non parlare del lavoro, visto che la precarietà rende assurdi i discorsi sul ‘per sempre’ e ricordiamoci ogni tanto che sei un precario licenziato a fine agosto … “
“Queste cose appartengono al reale; in questa stanza vale solo il sogno, specialmente quello d’amore.”
“Adesso io mi lavo, mi rivesto e vado via; al bar mi aspetta Rosanna.”
“Posso raggiungervi? Non dico di uscire insieme, so che non sarebbe prudente; ma posso raggiungervi dopo e abbracciare la nostra strega benigna che ci ha permesso tutto questo?.”
“Non succede niente se entri al bar, ci trovi lì e prendiamo insieme l’aperitivo; mi pare che il vostro appuntamento fosse solo per questo; io l’ho ritardato un poco per rubarti tanto amore … “
Si riveste, si riordina, esce e si dirige al bar; non vede Rosanna; si siede a un tavolo; una ragazza che conosce come amica di sua figlia l’avverte che si è allontanata, ma tornerà a momenti; entrano insieme, Rosy e Alberto e si vede che lei ha già commentato; si siedono al suo tavolo e ordinano il classico Campari; bevono ciarlando amenamente di sciocchezze, poi si accommiatano; lasciano lui al bar e vanno a prendere l’auto; Rosanna non è neanche entrata che le domanda.
“Mi dici come ti senti, dopo aver corso nei prati?”
“Come la ragazzina che saltò il fosso, alla tua età; ma non fu meraviglioso come oggi; né altrettanto indimenticabile; mi sono sentita una verginella che si offriva al grande amore … “
“Beh, la verginità con due figli mi pare un’esagerazione … “
“Ero davvero ancora vergine, sai? Gli ho dato quella che non avevo ceduto … “
“Non avevi mai praticato il coito anale!!!???”
“No; l’ho fatto con Alberto; e, ti assicuro, non sono stata mai così felice!”
Rosy ha davvero le lacrime agli occhi.
“Mamma, puoi farmi l’augurio di trovare un amore così coinvolgente, invece di un matrimonio come il tuo?”
“Te lo auguro con tutto il cuore, figlia mia; non so quanto questa gioia immensa potrà durare; ma non la cederei per niente al mondo!”
“A proposito di questo, che volevi dire ieri sera, quando accennasti alla possibilità che Alberto si trattenga oltre il previsto?”
“Ci sono notizie burocratiche che non possono essere rivelate … “
“Nemmeno a una figlia amata come me?”
“E se ti scappa di parlarne?”
“Sto zitta, giurin giurello … “
“Va bene; mi hanno proposto, per l’anno prossimo, di assumere ad interim l’incarico di Dirigente del mio Istituto; se accetto, in nome della continuità didattica, lascerei Alberto al suo posto; come Dirigente incaricata sarebbe una mia prerogativa …”
“A parte Alberto, perché ci pensi? Non è un riconoscimento da poco, visto quanto lavori per la scuola … “
“In primo luogo, perché non mi va di lasciare l’attività didattica, che sai bene quanto mi gratifica, per un incarico amministrativo che mi trasforma in burocrate; in secondo luogo, perché sono sicura che tuo padre si inasprirebbe ancora di più; se non l’hai capito, il suo problema reale è la frustrazione per il gap culturale con tutto il resto della famiglia; se dovessi assumere un ruolo tale che lo riducesse al ‘marito della Dirigente’ diverrebbe ancora più insopportabile … “
“Profia, sai che ti dico? Va vaf … fanciulla! Col potere di decidere, oltre che di organizzare, puoi inventarti le serate di poesia anche nel bagno di casa; hai visto la risposta dei ragazzi al ‘Paradiso’? Tuo marito è irrecuperabile; il suo rancore credo che abbia radici e obiettivi diversi dal gap culturale; senti a me, vai dietro al cuore; la ragione mettila in coda!”
“Sei proprio il mio diavolo tentatore. Credi che non mi ci stia arrovellando da almeno una settimana? Adesso, con questi assurdi sviluppi che hai sollecitato, le cose hanno un’altra dimensione; ma ti rendi conto di cosa significherebbe, dopo venti anni di paziente convivenza, sfasciare un edificio delicato come un matrimonio?”
“Sì; la fine di ipocrisie, di rancori taciuti, di volgarità; la liberazione, mamma; e non ottusa e cieca, ma lucida e chiara.”
“Dai, siamo arrivate; comincia a mettere l’acqua sul fuoco mentre mi do una rinfrescata … “

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